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Luigi DE SALVIA


di Paolo Rignanese

 


Quando la passione per le gare è incastonato nel DNA di un uomo, questa passione la si vede nel modo in cui imposta una curva o come effettua una serie di tornanti ed è ciò che a molti di noi, che l'abbiamo visto correre, è riuscito a trasmettere.
Questo pilota è Gino De Salvia, di Manfredonia, uomo di cuore e molto altruista che non disdegnava mai di dare consigli ed una mano a nessuno. E' diventato un riferimento per molti piloti locali, per chi lo ha conosciuto sono tanti i ricordi e gli aneddoti e tanti sono gli episodi di sfide all'ultimo secondo, di rimonte impossibili. Lui non si arrendeva mai, correva per vincere e vinceva!

 


All'età di diciotto anni era considerato la mascotte della scuderia Piloti del Gargano, tanto che i fondatori ed i decani della stessa lo soprannominarono piccola peste.
La sua prima gara è il Rally del Gargano del 1974, partecipa a bordo di una Fiat 127 stradale di colore rosso. Nel 1984 vince il Rally Monte Saraceno.
Si mise subito in mostra e le sue doti da pilota di razza uscirono fuori abbastanza velocemente, in breve tempo fece il salto di categoria salendo a bordo di una Golf 1600 GTI di gruppo 1, prima, e successivamente la modificò in gruppo A.

 


Diverse furono le sue partecipazioni anche nelle gare in salita, queste sono alcune nella Macchia-Monte Sant'Angelo:
Il 23 settembre 1979 prende parte alla 4^edizione, a bordo di una Fiat 127 nel Gruppo 1 in classe 1150, termina settimo con il tempo di 7.22.1, il 9 maggio 1982 corre nell'ottava edizione, su Volkswagen Golf, vincendo il gruppo A e la classe 1600 con il tempo di 7.11.00, dando al secondo classificato più di diciotto secondi.Nella 11^ edizione del 5 maggio 1985, sempre in gruppo A, ma in classe 2000, a bordo di una Fiat Ritmo vince nuovamente il Gruppo A con il tempo di 6.24.90.

 


Vincitore incontrastato di classe sia nelle salite e sopratutto nei rally, tra la metà e la fine degli anni ottanta la sua notorietà di pilota veloce e grintoso raggiunse tutta la penisola.
Aveva una qualità unica, la velocità, anche con auto meno potenti e di classe inferiore, riusciva a metteva dietro piloti di un certo calibro su macchine ufficiali.

 


Raggiunse quello che per lui era un sogno coltivato da tempo, correre tra i big, prima a bordo di una Fiat Ritmo 130 abarth di gruppo A con la quale raggiunse l' obiettivo di essere prioritario di zona partendo nel Rally del Gargano 1987 con il numero 1, ed in quella situazione non sfigurò affatto contro le Lancia 037 ufficiali della TamAuto.
Di aneddoti, su Gino De Salvia ce ne sono tanti da raccontare, come quando con una 112 abarth di gruppo 1 stette davanti ad una Lancia 037 nella speciale Telegrafo Vecchio tanto che a fine prova il pilota della 037 gli disse: uè ragazzo a te ti faccio smontare anche le mutande...e che dire quando alla sua prima gara con una Fiat 127 aziendale sottratta di nascosto al papa' fa due prove speciali e si presenta in assistenza con il sedile di guida spezzato in due, lo sistemano alla meglio con del filo di ferro e giù col pedale dell'acceleratore continuo' a gareggiare senza schienale terminando secondo di classe.

 


Oppure nel Rally del Gargano del 1992, a bordo della BMW M3, quando nella prima speciale Macchia-Monte al secondo tornante ruppe il filo dell'acceleratore, scese e tirando il filo dall'abitacolo riusci ad arrivare al traguardo perdendo 19 minuti. In quell'epoca le assistenze erano volanti e Colombi a fine prova gli cambio' il filo ed allora Gino disse: da questo momento Isolani non vincerà più nemmeno una prova speciale, eh cosi fù. P.s.2 Carbonara inflitti 36 secondi, p.s.3 Paradiso Selvaggio inflitti altri 40 secondi, p.s.4 Monte Saraceno in discesa verso Manfredonia, tanto che la tirò ruppe la guarnizione della testata, con tutto ciò vinse la prova infliggendo altri 10 secondi con la macchina rotta, ed il ricordo di Colombi ancora oggi: Gino de Salvia, l'unico che riusci a bruciare una guarnizione di testa tirando a morire l' M3.

 


Oppure nel Rally del Vulture del 1990 a bordo di una Renault 5 GT Turbo della Japigia di Gruppo N, terminò la gara secondo assoluto, dietro ad Antonino La vecchia che correva con la Sierra Cosworth di gruppo N, ancora oggi La Vecchia dice a proposito di De Salvia, era davvero un missile e ne rimasi molto, ma molto impressionato.
Purtroppo il destino ha voluto interrompere la sua vita in un maledetto incidente stradale durante le ricognizioni del Rally di Riccia il 3 aprile 1993 al quale non doveva nemmeno partecipare, ma che stava li per consigliare ed istruire, come diceva lui, i piloti emergenti.

 


Lui era battagliero ed aveva una caratteristica molto rara qualsiasi auto gli davi andava al massimo dal primo metro prima dello start fino al metro successivo del traguardo.
Gli spettatori dei rally assiepati lungo il tracciato erano in delirio ad ogni suo passaggio spettacolare, oramai era entrato a far parte di quella cerchia di piloti che non solo divertivano ma vincevano anche.

 


Una passione, quella per la velocità, che è nata ed è stata coltivata in famiglia e l'ha trasmessa a suo figlio Maurizio. Le corse il piccolo De Salvia le ha frequentate sin da bambino, innamorarsene è stato un passaggio obbligato e seguire le orme del padre e vederlo correre lungo le strade del Gargano, leggendo su di un auto il nome De Salvia che fa fumare le gomme e ripartire a razzo, fa un certo effetto.

 


L'idolo di Gino era il grande Gilles Villeneuve e con le sue parole voglio terminare il suo racconto:
Dovremmo affrontare le curve con una marcia inferiore a quella che usiamo ora e buttare la macchina di traverso, questo è il tipo di intrattenimento che voglio dare alla folla: gomme che fumano!

 

 

Un ringraziamento particolare va a Maurizio e Paolo De Salvia, che senza dei loro ricordi questo scritto non sarebbe stato possibile realizzarlo.